L'estate 2026 non è stata solo più calda del 2003: è stata più difficile da reggere
Alla centralina di Città le massime sono salite di 1,8 gradi rispetto al 2003. Ma gli indici che misurano quanto il corpo fatica sono saliti di più, perché quest'anno l'umidità si è messa nei momenti sbagliati. E per arrivarci abbiamo dovuto buttare via il primo conto che avevamo fatto.
di Marco Biordi · · Centro Meteorologico Sammarinese
Se chiedete a qualcuno qual è l'estate più dura che ricorda, vi risponderà il 2003. È l'estate che ha lasciato il segno in tutta Europa, e da vent'anni è il metro di paragone di ogni ondata di caldo.
Abbiamo messo le due estati una accanto all'altra, e il 2003 perde su tutti i fronti. Alla centralina di Città la massima media dell'estate è stata di 27,3 gradi nel 2003 e di 29,2 quest'anno: quasi due gradi di differenza. Anche il picco assoluto è del 2026, 34,3 gradi contro 33,4.
Ma il dato che ci interessava era un altro: quanto è stato faticoso, che non è la stessa cosa di quanto ha fatto caldo.
Perché la temperatura non basta
Quando fa caldo il corpo si raffredda sudando, e il sudore funziona solo se evapora. Se l'aria è già carica di umidità l'evaporazione rallenta, e a parità di gradi la fatica cresce. È per questo che 33 gradi asciutti si sopportano meglio di 30 gradi appiccicosi.
Gli indici che misurano questa combinazione esistono da decenni. Il più severo, quello a cui guarda la normativa sulla sicurezza del lavoro, si chiama WBGT: quando supera i 25 gradi il lavoro pesante all'aperto va rallentato, oltre i 28 va rallentato anche quello leggero.
Contando le ore in cui quella soglia è stata superata, il 2026 sta sopra il 2003 dappertutto, e di parecchio.

Sulla costa romagnola si passa da 628 a 777 ore. Nella zona di San Marino da 324 a 364. Sul crinale appenninico, dove nel 2003 la soglia non era stata toccata nemmeno una volta, quest'anno sono state 50 ore.
Il numero che colpisce di più è un altro. Le ore con bulbo umido sopra i 24 gradi — la misura di quanto il sudore riesce ancora a raffreddare — nella zona di San Marino sono passate da 81 a 177. Più del doppio.
Non è che l'aria fosse più umida
Qui viene la parte interessante. Confrontando le due estati, l'umidità media del 2026 è stata più bassa di quella del 2003 in due delle tre zone. Non stiamo respirando aria più umida in generale.
Quello che è cambiato è quando l'umidità arriva. Nel 2026 i picchi di umidità sono caduti insieme ai picchi di calore, e la combinazione dei due è ciò che il corpo sente. Un pomeriggio a 34 gradi con aria secca e uno a 32 con aria pesante non si somigliano, e il secondo è peggio.
Il conto che abbiamo buttato via
Questo articolo era pronto in una versione diversa, ed era sbagliato. Vale la pena raccontare perché, perché è il genere di errore in cui è facile cadere.
Avevamo fatto il confronto sul grigliato ERG5 di ARPAE, che copre l'Emilia-Romagna con celle di cinque chilometri e ha il pregio di arrivare fino al 2001. Ne usciva un risultato affascinante: il 2003 più caldo, il 2026 più faticoso. Un bel titolo.
Solo che il grigliato e la centralina non erano d'accordo. La centralina diceva che il 2026 era più caldo del 2003; il grigliato diceva il contrario. Due misure dello stesso territorio che dicono l'opposto sono un allarme, non una sfumatura.

Abbiamo quindi confrontato il grigliato con la centralina in tutte le ventisei estati dal 2001. Lo scarto medio è di 2,8 gradi, il che è normale: le celle che coprono San Marino stanno a 225 e 381 metri, la centralina a 660, e più in basso fa più caldo. Ma nel 2003 quello scarto vale 4,4 gradi, il valore più alto di tutta la serie, e i primi quattro anni stanno tutti molto sopra gli altri.
La spiegazione è la rete di stazioni che alimenta il grigliato: nei primi anni era più rada, e dove i dati mancano l'interpolazione riempie come può. Dal 2005 in poi lo scarto si stabilizza fra 2 e 3 gradi.
Vuol dire che la massima del 2003 nel grigliato è gonfiata di un grado e mezzo o due. Non è clima: è il prodotto. E un confronto fra due anni fatto con uno strumento che si comporta diversamente nei due anni non misura quello che crede di misurare.
Cosa abbiamo usato al suo posto
Il confronto qui sopra viene da ERA5, la rianalisi del centro meteorologico europeo. Ha celle molto più grandi, 28 chilometri invece di 5, e non distingue una città dall'altra. Ma ha la proprietà che serviva: è ricostruita con lo stesso metodo su tutto il periodo, dal 1940 a oggi. Fra il 2003 e il 2026 non cambia strumento.
Il prezzo di questa scelta è che restano tre punti invece di novecento celle: la costa romagnola, la zona di San Marino, il crinale. Della pianura emiliana, da Piacenza a Modena, questo articolo non dice nulla, e non è un caso: non abbiamo un modo onesto per dirlo.
Sulla temperatura, invece, la serie della centralina di Città è solida: parte dal 1951, è omogeneizzata, e ha registrato entrambe le estati.
La finestra si ferma al 24 agosto, e non è neutro
I conti su ERA5 coprono dal 1 giugno al 24 agosto, non fino al 31. Il motivo è prosaico: l'archivio da cui leggiamo si aggiorna una volta a settimana e ha sei giorni di ritardo, quindi al momento di scrivere l'ultimo dato disponibile era quello del 24.
La finestra è la stessa per tutte e due le estati, quindi il confronto regge. Ma la settimana che manca non pesa allo stesso modo nei due anni, e conviene dirlo. Nel 2003 l'ondata famosa era stata l'11-14 agosto, già dentro la finestra, e l'ultima settimana del mese era in calo: alla centralina di Città la massima media di quei sette giorni fu 25,8 gradi, quasi due sotto la media dell'estate. Nel 2026 invece la fine di agosto è stata calda quanto il resto, 29,0 gradi di massima media, con un picco di 33,1.
Vuol dire che i numeri di questo articolo sottostimano il 2026. Quando l'archivio sarà completo rifaremo il conto sull'estate intera, e il divario che vedete qui sopra è destinato ad allargarsi, non a chiudersi.
Una nota su cosa questi numeri non dicono
Il WBGT che abbiamo usato è quello in ombra. Il WBGT completo tiene conto anche della radiazione solare che colpisce il corpo, e sarebbe la misura giusta per chi lavora al sole, ma richiede un dato di radiazione che per il 2003 non abbiamo. Al sole pieno l'indice sale di parecchi gradi: le ore contate qui sopra sono un limite inferiore, non il rischio di chi sta in un cantiere a mezzogiorno.
Confronto sulla rianalisi ERA5 di ECMWF, che usa lo stesso metodo su tutto il periodo, e sulla serie omogeneizzata di San Marino Città. Indici calcolati da temperatura e umidità relativa. Periodo 1 giugno - 24 agosto per ERA5, 1 giugno - 31 agosto per la centralina.