Quest'inverno farà davvero freddo come dicono le previsioni che citano i giornali?
Un articolo uscito il 15 settembre annuncia uno degli inverni più rigidi di sempre e attribuisce questa previsione al centro europeo ECMWF. Quelle previsioni sono pubbliche: le ho scaricate e sul punto che copre la Repubblica di San Marino 38 simulazioni su 51 danno un inverno più caldo del normale, solamente 4 più freddo. Ti dico anche quanto ci si può fidare delle previsoni stagionali, che è la parte che di solito nessuno racconta: su trentanove inverni passati quelle previsioni non hanno fatto meglio del lancio della monetina.
di Marco Biordimodifica
18 min di lettura Centro Meteorologico Sammarinese
In tre righe. Le previsioni per l'inverno danno San Marino più caldo del normale, non più freddo: 38 simulazioni su 51. Il campo di alta pressione che l'articolo menziona sulla Groenlandia è effettivamente previsto con alta probabilità, ma qui da noi conta poco. E queste stesse previsioni, messe alla prova su trentanove inverni passati, non hanno fatto meglio del caso: quindi prendile per quello che sono.
Il dato in breve. Previsione ECMWF SEAS5.1, corsa del 1° settembre 2026, per dicembre 2026 - febbraio 2027. Sul punto di griglia che copre San Marino: 38 simulazioni su 51 nel terzo più caldo, 9 nel terzo di mezzo, 4 nel terzo più freddo, rispetto agli inverni 1993-2016 dello stesso modello. Tutti gli altri sette centri previsionali disponibili danno la media delle proprie simulazioni sopra la norma. Un inverno freddo resta possibile. La verifica su trentanove inverni passati, alla stazione meteorologica di San Marino Città, non mostra una capacità superiore al caso una volta tolta la tendenza di fondo.
Cosa hanno scritto
Il 15 settembre è uscito su Rainews un articolo sull'inverno che viene. Dice che l'Europa si prepara a «una tempesta perfetta», che ci sono «concrete possibilità che si stia avvicinando uno dei trimestri invernali più rigidi della storia contemporanea», e che avremo nevicate eccezionali «non solo sulle catene montuose alpine e appenniniche, ma anche a quote pianeggianti e lungo le coste».
A sostegno cita l'ECMWF, il centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, che è il riferimento internazionale del settore. Quelle previsioni sono pubbliche e chiunque può scaricarle. L'ho fatto.
Cosa dice davvero quella previsione
Una previsione stagionale non dice che tempo farà il 15 gennaio: a tre mesi non lo sa nessuno. Dice se i tre mesi presi insieme saranno più caldi o più freddi del solito. Il modello parte da cinquantuno fotografie dell'atmosfera leggermente diverse: più le simulazioni concordano, più la previsione è sicura.
Il modello confronta le simulazioni con gli inverni dal 1993 al 2016, divisi in tre mucchi: i più freddi, quelli di mezzo, i più caldi. Per San Marino 38 simulazioni su 51 finiscono nel mucchio dei più caldi, 9 in quello di mezzo e 4 in quello dei più freddi.
Quattro su cinquantuno non è zero, ci tornerò sopra più avanti... Attenzione al metro: «più caldo del normale» qui vuol dire più caldo degli inverni 1993-2016 visti dal modello, non di quelli che ricordi tu.

Ho scaricato anche le previsioni degli altri sette centri distribuite da Copernicus: in tutti e otto la media è sopra la norma a San Marino. Non sono prove indipendenti, perché partono dalle stesse osservazioni, ma l'accordo è completo.
| centro | quanto sopra la norma |
|---|---|
| CMCC (Italia) | +0,90 °C |
| Météo-France | +0,90 °C |
| ECCC (Canada) | +1,28 °C |
| ECMWF (Europa) | +1,36 °C |
| JMA (Giappone) | +1,39 °C |
| DWD (Germania) | +1,57 °C |
| Met Office (Regno Unito) | +1,79 °C |
| NCEP (Stati Uniti) | +1,98 °C |
Sull'Italia l'ECMWF dà un grado sopra la norma, e la parte d'Europa dove prevede un inverno più freddo del solito è lo 0,7 %: qualche pezzo di mare a nord, e basta.
Copernicus, il servizio europeo che quelle previsioni le distribuisce, sulla sua pagina delle stagionali scriveva già il 10 settembre, cinque giorni prima dell'articolo:
«Le prime indicazioni per l'inverno europeo favoriscono condizioni miti, con temperature sopra la media per l'inverno nel suo complesso praticamente su tutte le terre emerse, e una stagione più piovosa della media in gran parte del continente, lontano dai suoi margini meridionale e settentrionale.»
Non servivano i miei conti. Bastava leggere il bollettino del centro che quelle previsioni le produce.
Da dove nasce allora l'idea del grande freddo
L'articolo parla di «immensi blocchi anticiclonici» con «l'alta pressione ancorata tra l'Islanda e la Groenlandia». Quella cosa lì, nelle carte, c'è davvero.
Ti spiego che cos'è. Normalmente sull'Atlantico c'è un traffico continuo di perturbazioni che corrono da ovest verso l'Europa e portano aria mite dall'oceano. Ogni tanto sulla Groenlandia si piazza un'alta pressione che fa da tappo: le perturbazioni non passano più dritte e dal Polo l'aria fredda trova la strada aperta verso sud. I meteorologi lo chiamano «blocco», e lo misurano con un indice dal nome brutto: oscillazione nord atlantica, in sigla NAO.
Nella previsione dell'ECMWF quel tappo c'è. I blocchi però non si misurano al suolo ma in quota, intorno ai cinquemila metri, dove l'atmosfera li disegna con più chiarezza: lì, sulla Groenlandia meridionale, il modello prevede l'aria gonfiata verso l'alto di 76 metri rispetto al normale. E 11 simulazioni su 51 spingono l'indice NAO molto in negativo, mentre in un inverno qualsiasi capiterebbe a 8.
Una precisazione che conta: si parla della media di tre mesi. Non vuol dire che sulla Groenlandia ci sarà un tappo fisso per novanta giorni, vuol dire che in media ne è previsto più del solito.

Quindi l'articolo ha visto una cosa che nelle carte c'è davvero. È il passo successivo, da quel campo di pressione all'inverno gelido, che non regge proprio per niente.
Una cosa che vale la pena raccontare, perché spiega come nascono notizie del genere. La frase «uno dei trimestri invernali più rigidi della storia contemporanea» non compare in un solo articolo: la trovi identica, parola per parola, su più siti italiani usciti nelle stesse ore. Uno di questi la fonte la cita, e non è l'ECMWF: è un sito specializzato in previsioni a lunghissima scadenza. Il nome dell'ECMWF si è attaccato alla notizia lungo il percorso, e a ogni passaggio ha aggiunto autorevolezza a un'affermazione che l'ECMWF non ha mai fatto.
Perché quel tappo non ci porta il gelo
Il blocco groenlandese decide soprattutto l'inverno di qualcun altro.
Il blocco anticicloni groenlandese è un interruttore che in Scandinavia accende un faro e qui una lampadina. L'ho misurato in due modi. Dentro il modello, sui seicento inverni simulati che l'ECMWF usa come palestra, il legame fra il blocco e la temperatura invernale è forte in Norvegia meridionale e quasi assente su San Marino. E sulle misure vere della stazione di Città, sessanta inverni dal 1951, il legame c'è ma è piccolo: gli inverni con un blocco come quello previsto sono stati mediamente poco più di un decimo di grado più freddi degli altri, e il blocco spiega appena il sei per cento di quanto il nostro inverno cambia da un anno al successivo.
E la stessa previsione che contiene quel blocco dà comunque un inverno 2026-27 sopra la norma, qui e su quasi tutta l'Europa. Il passaggio dal blocco all'inverno gelido proprio non regge.
Le volte che è già successo
C'è un secondo modo di rispondere, che non passa dai modelli. El Niño, il riscaldamento anomalo del Pacifico, è già stato forte sette volte dal 1950. Cinque di quegli inverni hanno misure complete a Città; il 1957-58 e il 1991-92 non superano il controllo di qualità e li lascio fuori. Per ciascuno ho confrontato la temperatura con i quindici inverni prima e i quindici dopo.
Tre sono stati inverni caldi, e parecchio: il 2023-24 con 7,3 gradi di media, il 2015-16 con 6,4 e il 1997-98 con 6,4, tutti più di due gradi sopra la norma. Gli altri due sono stati più freddi della norma di un grado o poco meno. Nessuno è stato un inverno rigido: il più freddo dei cinque, il 1972-73, sta al quindicesimo posto su sessanta, lontano dai primi. Cinque casi però sono pochissimi: è una fotografia di com'è andata, non una regola su cui costruire previsioni.

Però c'è un inverno che dà ragione all'allarme, e sarebbe scorretto non raccontarlo. Il 2009-10 ebbe un El Niño appena sotto la soglia che ho usato per contare i sette, e fu l'inverno del tappo groenlandese da manuale: il più marcato dell'intera serie dal 1951. A San Marino fu 1,65 gradi sotto la norma, il sesto inverno più freddo della serie: e nessun inverno, dopo quello, è più tornato così in basso.

Quindi lo scenario che l'articolo descrive non è impossibile: è già successo, sedici anni fa. Non ci costruisco sopra una frequenza — quell'inverno entra nel conto solo se abbasso di pochissimo la soglia — e lo tengo per quello che è, un controesempio serio. Il punto resta che il modello citato a sostegno dell'allarme, oggi, quello scenario non lo prevede.
E quanto ci si può fidare di queste previsioni?
Questa è la domanda che di solito nessuno fa, e secondo me è la più interessante.
Ho preso trentanove inverni, dal 1981-82 a quello appena passato, e per ognuno la previsione emessa a settembre, con lo stesso anticipo di quella di quest'anno. Poi le ho confrontate con quello che la stazione meteo di Città ha misurato davvero.
Il modello ha indovinato il lato giusto, sopra o sotto la mediana, 19 volte su 39, il 49 %. Una monetina ne farebbe 19 o 20: è esattamente il caso.
C'è una trappola nascosta in questo tipo di conteggio, ed è il modo più comune di gonfiare la reputazione di un modello. Senza togliere la tendenza di fondo, sugli ultimi trentatré inverni il punteggio sale al 76 %; sui trentanove completi è 25 su 39, il 64 %. Tolta la tendenza scende al 49 %: altrimenti misuri quanto riscaldamento cade nella finestra che hai scelto, non la bravura del modello. Per questo i numeri che ti do sono tutti calcolati senza tendenza.
Da un inverno all'altro la previsione si sposta di mezzo grado, mentre l'inverno vero si sposta di un grado e mezzo: qui il modello si sbilancia poco.
Non l'ho scoperto io che le stagionali sono deboli alle medie latitudini: lo scrive l'ECMWF stesso nel lavoro che descrive il proprio sistema. Nessuno però pubblica una pagella aggiornata luogo per luogo, e la nostra me la sono dovuta calcolare.
Un dettaglio chiude il cerchio: una capacità previsionale l'ECMWF ce l'ha ed è proprio sul tappo groenlandese.
Cosa aspettarsi allora
L'ipotesi più probabile è un inverno più mite della norma. Lo dicono i modelli, la storia degli inverni di El Niño forte e la tendenza al riscaldamento, che alla stazione di Città vale un sesto di grado ogni dieci anni. Non sono prove indipendenti, perché i modelli il riscaldamento e lo stato del Pacifico se li portano già dentro, ma nessuna delle tre punta verso un inverno freddo.
Ma mite non vuol dire senza freddo. La previsione è una media di novanta giorni: dentro novanta giorni ci sta comodamente una settimana di gelo, con neve e gelate, senza che il bilancio finale cambi segno. Quattro simulazioni su cinquantuno danno un inverno freddo, e il 2009-10 dimostra che può capitare.
E soprattutto: le previsioni stagionali non prevedono le nevicate. Né qui né altrove, né in un senso né nell'altro. Una stagionale non permette di stabilire oggi se e quando nevicherà a gennaio: chi te lo annuncia è un veggente o un ciarlatano perchè sta dicendo una cosa che nessun modello, al momento, è in grado di sostenere.
L'annuncio da cui sono partito non è sostenuto dai dati. Un inverno freddo resta possibile, ma nelle simulazioni prevale nettamente il segnale opposto e qui il modello è troppo debole per reggere parole come «altissima probabilità». Vale anche per me, che uso lo stesso strumento debole: considero più probabile l'inverno mite perché tutti gli indizi puntano da quella parte, ma non ci scommetterei la casa.
Un'ultima cosa, per essere chiaro su cosa ho verificato. Questa è la fotografia della corsa del 1° settembre, quella che l'articolo cita. Se l'inverno finisse nel terzo più freddo si sarebbe avverato uno degli esiti meno rappresentati fra le cinquantuno simulazioni, che però erano lì dentro fin dall'inizio: un singolo inverno non conferma né smentisce una previsione fatta in probabilità. Oggi si può verificare solo questo: quella corsa non prevede uno degli inverni più rigidi di sempre.
Una nota sulle carte, per chi le guarda
Queste sono le stesse due carte in valori pieni invece che in scarti. La temperatura è quella a 2 metri dal suolo, dal suolo del modello, e la pressione è ridotta per convenzione al livello del mare.

È anche il motivo per cui in tutto l'articolo ho usato scarti e non temperature: il quadretto di griglia che copre San Marino è largo cento chilometri e la sua quota media è 416 metri, mentre la stazione di Città sta a 660. Lo scarto fra previsione e climatologia dello stesso modello cancella questa differenza, il valore assoluto se la porta dietro tutta. I numeri stanno qui sotto.
Come ho fatto i conti
Per chi vuole verificare, qui ci sono i numeri nella forma tecnica.
Le previsioni. Sistema ECMWF SEAS5.1, corsa del 1° settembre 2026, 51 membri, mesi di validità dicembre 2026, gennaio e febbraio 2027. Gli scarti sono calcolati rispetto alla media dello stesso sistema sui rilanci storici 1993-2016, come vuole la prassi di Copernicus. Sul punto di griglia di San Marino lo scarto della media d'insieme è +1,36 °C. Attenzione: la tendenza contenuta nei rilanci storici, estrapolata a oggi, vale da sola +0,58 °C, quindi il segnale specifico di quest'anno è circa otto decimi. I membri vanno da −2,48 a +3,94 °C. I terzili sono calcolati sulla distribuzione congiunta dei membri-anno dei rilanci storici, come da prassi Copernicus: sono quindi frequenze dell'insieme rispetto alla climatologia del modello, non probabilità calibrate sulle osservazioni.
Il blocco. Misurato sull'altezza di geopotenziale a 500 hPa, che è la grandezza con cui il blocco atmosferico si definisce in letteratura (l'indice di Tibaldi e Molteni del 1990 è costruito su quel campo). Anomalia +37 m mediata sul riquadro 60-75 °N / 50-10 °W, con un massimo di +76 m a 60,5 °N 49,5 °W, dove l'altezza assoluta prevista è 5257 m. Indice NAO calcolato come differenza di geopotenziale fra Azzorre (37,7 °N 25,7 °W) e Islanda (65 °N 22,5 °W): la previsione è negativa di 0,30 deviazioni standard, con 11 membri su 51 sotto −1 deviazione standard contro gli 8 attesi per caso.
Sulla pressione ridotta al livello del mare gli stessi conti darebbero un segnale più marcato — 0,52 deviazioni standard e 18 membri su 51 — ma quel campo, sopra la calotta groenlandese, è estrapolato sotto tre chilometri di ghiaccio: il riquadro ha quota media 512 m e punte di 3050 m. Ho quindi pubblicato i valori più prudenti, quelli in quota. La scelta rende anche omogeneo il confronto con l'indice NAO osservato del NOAA-CPC, che è calcolato sulle anomalie standardizzate di altezza a 500 hPa (componenti principali ruotate, dominio 20-90 °N, Barnston e Livezey 1987).
Un indice NAO negativo nella media stagionale è compatibile con una maggiore presenza di circolazioni bloccate, ma non equivale a un anticiclone groenlandese persistente per tutta la stagione: il blocco vero si conta su dati giornalieri, non su una media di tre mesi.
Il legame fra blocco e temperatura. Nei 600 inverni simulati del hindcast la correlazione fra indice NAO (su 500 hPa) e temperatura invernale vale 0,58 a 60 °N 10 °E (−1,22 °C per −1 deviazione standard) e 0,134 al punto di San Marino (−0,18 °C per −1 deviazione standard). Sui 75 inverni misurati alla stazione di Città, contro l'indice NAO osservato di NOAA-PSL, la correlazione vale 0,255 sui 60 inverni con copertura buona e la pendenza 0,44 °C per unità di indice: il modello sottostima il legame, quindi nell'articolo ho usato il valore osservato, che è il più severo verso la mia conclusione. La NAO prevista, −0,30 deviazioni standard, vale quindi poco più di un decimo di grado.
Gli inverni di El Niño forte. Selezionati con indice ONI di NOAA-CPC pari o superiore a 1,5 nel trimestre dicembre-febbraio: sono sette dal 1950, ma il 1957-58 (ricostruito) e il 1991-92 (assente) non superano il controllo di qualità della serie pubblicata, quindi ne restano cinque misurati. Scarti rispetto alla media dei 15 inverni precedenti e dei 15 successivi, contando solo gli inverni con copertura buona: −1,09 (1972-73), −0,62 (1982-83), +2,32 (1997-98), +1,98 (2015-16), +2,65 (2023-24). Media +1,05 °C con deviazione standard 1,76: t = 1,33 su 4 gradi di libertà, sotto il critico di 2,78, quindi non significativo; gli altri 55 inverni danno in media −0,06. Rispetto alla normale 1991-2020 (4,25 °C) gli stessi cinque valgono −1,08, −0,51, +2,11, +2,17 e +3,06. Il 2009-10 aveva ONI +1,47 e NAO invernale −2,12, la più negativa della serie.
La verifica su 39 inverni. Corse di settembre dell'ECMWF: rilanci storici 1981-2016 a 25 membri e corse 2017-2025 a 51 membri, confrontati con la serie pubblicata di Città. Dei 45 inverni coperti dalle corse, 39 hanno copertura buona nella serie. Tolta a entrambe le serie la tendenza lineare: correlazione 0,145, t = 0,89 su 37 gradi di libertà, quindi non significativa; segno concorde 19 volte su 39, cioè il 49 %. Il test binomiale contro il 50 % dà p = 1,00, con intervallo di confidenza di Wilson dal 34 % al 64 %: il risultato coincide con il caso.
Limitandosi ai 30 inverni dal 1993-94, cioè al periodo di riferimento standard di Copernicus, la correlazione sale a 0,309 e il segno concorde a 18 su 30: più alta, ma ancora non significativa (p = 0,36). I 9 inverni più vecchi, presi da soli, danno correlazione −0,46 e segno concorde 3 su 9. Una lettura alternativa merita di essere dichiarata: negli anni Ottanta l'oceano era osservato peggio e l'inizializzazione era più povera, quindi la stima sui soli inverni recenti potrebbe rappresentare meglio il sistema attuale. In nessuna delle due finestre, comunque, i test passano.
Senza togliere la tendenza il segno concorde sale a 25 su 39 (64 %) sulla finestra lunga e a 24 su 30 (80 %) su quella corta: la differenza fra i due dipende da quanta tendenza cade nella finestra scelta, non dalla capacità della previsione.
Sulla tendenza invernale modello e misura vanno d'accordo, e vale la pena dirlo:
sul periodo comune il modello dà +0,26 ± 0,04 °C per decennio e la stazione di
Città +0,23 ± 0,18, una differenza che non si distingue da zero. Sull'intera
serie pubblicata, 60 inverni dal 1951, la tendenza invernale vale +0,16 ± 0,08 °C
per decennio, lo stesso valore riportato dalla pagina clima.html.
Una verifica completa delle probabilità di terzile richiederebbe punteggi propri (Brier, Ranked Probability Score, diagramma di affidabilità), che qui non ho calcolato. La variabilità della previsione da un inverno all'altro è 0,42 °C, quella osservata 1,50 °C.
La letteratura. Johnson et al. 2019, Geoscientific Model Development 12, 1087-1117, che descrive SEAS5: «mid-latitude skill remained limited»; per la NAO invernale riporta una correlazione di 0,43 con intervallo di confidenza 0,12-0,67 sui rilanci 1981-2016. L'Organizzazione meteorologica mondiale mantiene un sistema standard di verifica delle previsioni stagionali dei centri mondiali; Copernicus pubblica le mappe di capacità previsionale degli otto sistemi. Tutte queste verifiche sono calcolate sui rilanci storici, non sulle previsioni operative recenti.
La quota. Quota media del terreno nella cella di 1° che contiene San Marino: 416 m, calcolata dal geopotenziale al suolo di ERA5 (da 3 a 716 m dentro la cella), contro i 660 m della stazione di Città. Negli inverni 1994-2017 con copertura buona il punto di griglia dà 4,03 °C di media e la stazione 4,27: il modello è più freddo di un quarto di grado, mentre rappresentando un terreno mediamente più basso di 244 metri un gradiente ordinario lo vorrebbe più caldo di un grado e sei. Controprova dell'effetto: negli ultimi 16 inverni, fra le stazioni costiere (9 m di quota media) e la stazione di Città (660 m) corrono 1,27 °C, cioè 0,19 °C ogni 100 metri, contro i 4,2 °C che un gradiente ordinario di 0,65 °C/100 m farebbe prevedere. Il mare mitiga la costa e d'inverno l'aria fredda ristagna in basso: una cella di 100 km non contiene nessuna delle due cose.
Le previsioni sono quelle del sistema ECMWF SEAS5.1 (sistema 51), corsa del 1 settembre 2026, scaricate dal Climate Data Store di Copernicus insieme ai rilanci storici 1993-2016 che servono a calcolarne gli scarti. Il confronto fra gli otto centri usa la stessa corsa di settembre e, per ciascun centro, la differenza fra media d'insieme e climatologia del modello distribuite dallo stesso Climate Data Store. L'indice ONI viene da NOAA-CPC, l'indice NAO dal NOAA Physical Sciences Laboratory, la quota del terreno dal geopotenziale al suolo della rianalisi ERA5. La serie di San Marino è quella pubblicata sulla pagina `clima.html` di questo sito: stazione di Città a 660 metri, dal 1951, temperatura media vera delle 24 ore, con il controllo di qualità e le correzioni già applicate. Degli inverni della serie, 60 su 75 hanno copertura sufficiente e sono gli unici usati qui; la normale invernale 1991-2020 vale 4,25 °C. I dati di neve al suolo dell'inverno 2009-10 vengono dalla stazione ARPAE 527 di San Marino Città, la stessa che alimenta la serie: il sensore ha un rumore di fondo di un paio di centimetri, quindi conto come «giorno con neve al suolo» solo quelli con almeno 3 cm e come «nevicata» solo gli aumenti di almeno 3 cm rispetto al giorno prima. La citazione di Copernicus viene dalla pagina climate.copernicus.eu/seasonal-forecasts, aggiornata al 10 settembre 2026; la traduzione dall'inglese è mia; l'originale dice «Early indications for the European winter favour mild conditions, with above-average temperatures for winter as a whole virtually over all land areas, and a wetter-than-average season in most parts away from southern and northern edges of the continent».